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domenica 23 dicembre 2012

Del perché Brera non è più Brera (e Milano non è più Milano)

Questo è un blog nostalgico e la cosa non mi piace.
La nostalgia non porta altro che lacrime e le lacrime sono fredde e umidicce anche quando povengono da una passione bruciante. Perché Brera che per un memorabile periodo è stata il fulcro della vita notturna milanese ora è ridotta a un quartierino grazioso infarcito di snob e gente pallosa? 
C'era una volta la Milano da bere (e da mangiare). Una Milano carnale, una Milano da scopare. Una milano fatta di gente che lavorava ma che alla sera, dio bono, si andava a divetire. E viveva meglio.
Sapeva vivere. Una Milano industriale e industriosa fatta di operai artigiani e commercianti. Fatta di fabbriche fumanti come l'Alfa Romeo e il TIBB (Tecnomasio Italiano Brown Boveri, ah ecco cosa significava...) o come l'Innocenti, la Motta e l'Alemagna. E cosa faceva un operaio quando finiva il turno, stanco, magari alle dieci di sera? Andava in Brera, e come lui anche il dirigente o il funzionario di banca. Questa Milano non c'è più e non ci sarà più. E' morta! (R.I.P.). 

Ma chi se ne frega! 

Abbiamo alle spalle più di centomila (100'000) anni di evoluzione e non siamo cambiati poi tanto, quindi ho ancora ragione di sperare. Sperare che la gente di oggi la smetta di divertirsi solo al fotutto Happy hour, ingozzandosi di tartine e patè d'olive di infima qualità e che magari torni a emozionarsi vivendo con altri suoi simili ascoltando buona muscia dal vivo, socializzando alcolicamente con altri simili dimenticando per un attimo le menate di tutti i giorni. Perchè diciamocelo, le "crisi" sono solo delle scuse. Sono solo l'orlo troppo corto di gente senza nervi saldi. Scuse patetiche come quelle che si usano per mollare il proprio marito o la propria moglie solo perchè non siamo stati in grado di renderci conto in ogni istante della vita che stavamo vivendo lasiando poi  che il giardino appassisse dando  la colpa al surriscaldamento globale. Palle! Tiratele fuori invece di raccontarle. Vivete, cazzo! E Milano, insieme a Brera tornerà a vivere. Voi siete l'acqua, loro il giardino, quello dell'eden. Un qualcosa di troppo prezioso per farlo sfiorire.

mercoledì 30 novembre 2011

In missione per conto di Icaro

Novembre è il mese dei morti e in effetti anche per le vie di Brera non gira anima viva. Solo qualche irriducibile zombie oppure noi della contrada, ma noi non facciamo testo, noi facciamo parte del contesto. Facciamo parte dell'arredo urbano, come le fioriere, i ciotoli o Icaro Ravasi. Icaro è un autentico artista di strada, anzi mi correggo, è un autentico artista di Brera. La sua presenza è qualcosa di rassicurante. Se una sera, inforcando via Fiori Chiari, non lo incontrassi, mi preoccuperei seriamente. Questa sera arrivavo da lontano, da via Pasubio, che per chi non conoscesse la zona, è oltre Porta Comasina. Praticamente periferia. Porta Comasina sono le mie colonne d'Ercole, superate le quali, il mondo, per come lo concepisco io, cessa drammatiacamente di esistere. Nel mio tragitto, all'altezza di via Marsala mi sono imbattuto in niente di meno che un Sitar, strumento a tre corde tipico dell'india settentrionale. L'oggetto era in attesa di un camion della nettezza urbana in compagina di un paio di vecchi sci, e qualche sedia sfondata. Per dirla tutta, anche il sitar era sfondato, qualcuno doveva averlo fracassato sulla testa di qualcun'altro, forse dello stesso suonatore di sitar, perchè il sitar è bello, è esotico ma dopo un po, come dire, scassa! Però è un bell'oggetto, decorativo, nonostante i danni strutturali ero tentato di arraffarlo ma poi lasciai stare. Arrivato in Brera, eccolo li, puntuale come sempre Icaro stava dispiegando tutto il suo armamentario di libri e poesie stradali, insieme a lui, una ragazza mora tutta intenta a prepararsi una sigaretta artigianale. 
     -Ciao Icaro- -Ue ciao, ti presento... (ho una pessima memoria per i nomi), lei studia arpa celtica.-
Era il secondo strumento inusuale nel quale mi imbattevo in una sera. 
     -Pensa che invece io mi sono appena imbattuto in sitar, solo che era tutto sfondato e così l'ho lasciato dov'era.-
A quel punto gli occhi di Icaro si erano fatti lucidi 
     -Ma dai, ma come, un sitar? Ma dov'era? ma anche se è rotto fa niente...- 
La faccenda era critica, bisognava agire immediatamente, il sitar doveva essere recuperato a ogni costo. Non restava che una cosa da fare, sguinzagliare i nostri mastini, i nostri cani da riporto prima che lo strumento andasse al macero. Fulminei i nostri si percipitarono sul posto e per un attimo rimasero atterriti dallo spettacolo: Uno spazzino aveva già tra le mani il bizzarro strumento e lo osservava con interesse. Doveva essere un musicista anche lui. Un amante de Trash Metal ma con evidenti contaminazioni Indie Rock. Non fu' facile per i nostri ragazzi avere la meglio. Ma alla fine riuscirono a bidonare lo spazzino promettendogli un autografo di Leano Morelli, un altro vero pezzo da collezione. Tornati alla base, pardon alla contrada, consegnarono lo strumento esotico e mal ridotto al buon Icaro che, felice come un bambino iniziò a coccolarserlo come fosse un tesoro.