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Contrada di Brera Fan Page
mercoledì 24 ottobre 2012
martedì 19 giugno 2012
Largo la Foppa anni '50, '60
Curiosa immagine notturna di Largo la Foppa. Irriconoscibili i due lati di Corso Garibaldi dove sulla sinistra abbiamo un bel palazzo che è stato sostituito da un'orrendo solido modernista e a destra ciò che c'era prima che venisse creata la piazzzetta e l'attuale palazzo con i portici. La metro sarebbe arrivata negli anni settanta. Fari di automobili (poche) si rincorrono nella notte milanese che si appresta al boom economico.
Foto da: www.skyscrapercity.com
Utente: luchimi
sabato 16 giugno 2012
Partitore della Martesana
L'acqua proveniente dal canale della Martesana, che scorreva in via Melchiorre Gioia arrivata in questo punto scolmava in parte dando origine al cavo Redefossi. In fondo potete vedere l'ex stazione dei treni per Monza che attualmente è la sede dell'hotel Moschino e sulla sinistra un angolo delle cucine economiche. Ora la diga che si vede nella foto è interrata ma il Redefossi scorre ancora e arriva fino a San Donato.
mercoledì 7 marzo 2012
Non sparate sul pianista
Non so chi abbia inventato il detto “il mattino ha l’oro in bocca”. Personalmente diffido di chi ha la tendenza a mettersi metalli pregiati sotto i denti. Solitamente sono filibustieri o truffatori, che lo fanno per comprovarne l’autenticità.
Erano le tre di notte, che poi sono anche le tre del mattino ed io, ero in piedi, si fa per dire, solo in virtù del fatto che me ne sarei andato a letto di li a poco.Alex, il pianista stava staccando.In tutti i sensi. Staccava cavi, staccava sequencer MIDI, Avrebbe gradito che gli staccassero anche l’assegno del suo compenso ma non era giorno di paga. Stava riponendo tutto il corredo di tecnoputtanate che si portava dietro per il suo show, compresa la lampada strobo de poche con cui aggiungeva un tocco psichedelico alle serate settantaottanta del Pelouche. Pianista e showman. Insomma, Un vero pianoman.
Nel Far West, la vera vitaccia, era quella dei pianisti di saloon, costretti da pianoforti senza coda, a dare le spalle a tutto il pubblico. Riuscivano a mantenere un sorriso alla groucho marx, con tanto di occhi sbarrati e sigaro, anche quando gli animi, scaldati da ampie dosi di whiskey e donne di malaffare, cominciavano a manifestare il loro disagio a colpi di pistola.Vi siete mai chiesti se sono più veloci le pallottole o le dita di un pianista? Quelli che l’hanno scoperto non sono più qui a raccontarlo.
Ai tempi, o eri un pistolero e ti occupavi di vacche, (In tutti i sensi) o eri un pistola qualunque e lavoravi in un saloon. Dietro il bancone, dietro il pianoforte o nelle camere al piano di sopra, ma dovevi depilarti le gambe. Al bancone, ci si può sempre abbassare a cercare qualcosa fischiettando, mentre in aria fischiano i proiettili. In una camera, hai a che fare con un diverso genere di pistole che, male che vada, ti sparano in un occhio. Ma incollato a un piano, dove vai? Preghi e continui a cantare “Oh my darling Clementine”. Non puoi neanche incrociare le dita, altrimenti i diesis e i bemolle fanno a farsi benedire. Un mestiere da veri duri.
Ai giorni nostri sarebbe come cantare bendati “oh mia bela madunina” nel quartiere scampia di Napoli durante un regolamento di conti della camorra. In un pianobar come il Pelouche, moderno saloon alla moda, il ruolo del pianista non aveva cessato di avere la sua dose di rischi. Alex era metro e novanta di corpulenta musicalità, un monumento alla nobile arte dell’intrattenimento. Un gigante buono, che quando non suonava per lavoro, giocava a basket per diletto.
La sua caratteristica? far sentire speciale il suo pubblico. Anche la più perfetta sconosciuta che metteva per la prima volta il suo tacco a spillo in quel buco infernale, diventava una protagonista. Merito delle sue battute, dei suoi flirt da palcoscenico, del suo charme da pirata gentiluomo. Quando suonava, però, era un uomo con le spalle al muro.
Seduto in una nicchia che, più che un palco sembrava un altare per sacrifici umani. Non il suo, si spera, perché se avesse avuto un malore, i soccorsi, avrebbero fatto prima a demolire la parete che a estrarlo dal suo posto di combattimento. Ma almeno da li fronteggiava tutto e tutti a testa alta e se avessero voluto sparargli avrebbero dovuto guardarlo negli occhi.
Per fortuna nei pianobar di Brera, le armi sono caricate a salve, nel senso di “salve, come sta? Posso offrirle un cubalibre con l’Avana 7?” e al massimo si sparano balle, grosse finché volete, ma che poi rotolano via a fine serata.
Tutta l’attrezzatura aveva trovato posto nelle rispettive custodie e io, ultimo ma non ultimo, mi stavo infilando la giacca per uscire.
“Peppo, se mi aspetti, esco anche io”
“ma certo, perchè no?”
“E andiamoooo”.
Foto di: Carla Sedini
lunedì 19 dicembre 2011
Midnight... In Brera, operazione nostalgia.
Brera, è risaputo, è considerata una città nella città e se devo pensare a quale città potrebbe mai essere, il mio pensiero va sicuramente a Parigi. Ieri siamo stati a vedere Midnight in Paris di Woody Allen, un film a dir poco delizioso. Gil (Owen Wilson), uno sceneggiatore di Hollywood è a Parigi insieme alla sua petulante promessa sposa Inez (Rachel McAdams) e ai futuri suoceri. Gil vorrebbe piantarla di scrivere sceneggiature di successo ma artisticamente vuote per dedicarsi alla sua vera vocazione artistica: la narrazione. Inutile dire che tutti gli sono contro ma Parigi compie il miracolo. Mentre vagabonda a mezzanotte per la città in preda alle sue aspirazioni, una vecchia Peugeot con a bordo della gente vestita, come diremmo ora, un po' Vintage lo invita a salire e lo porta dritto negli anni venti. Da li un susseguirsi di eventi a catena uno più divertente dell'altro. Il protagonista è sicuramente un nostalgico dei "bei tempi andati" dell'epoca d'oro ma il film fa riflettere su una cosa: La nostalgia è qualche cosa di inesauribile, qualcosa di incurabile. Ci sarà sempre nel passato, nel presente o nel futuro, qualcuno nostalgico di un'altra epoca, anche se non l'ha vissuta in prima persona, anzi, forse sono quelli che lo sono di più. La nostalgia è un cane compiaciuto che si morde la coda all'infinito. Ruotando su se stessa, essa contribuisce a far girare il mondo. Dimostrandosi a tutti gli effetti l'unico clamoroso caso di moto perpetuo esistente su questa terra.
venerdì 16 dicembre 2011
Ma che bel bordello marcondirondirondello
Forse non tutti sanno che... Non è vero, lo sanno tutti e non solamente i cosidetti "bene Informati", In via Fiori Chiari n° 17 c'era un bordello, e che bordello! Uno dei più lussuosi ed eleganti frequentato anche da nomi importanti della Milano bene. Si può dire che, se negli anni '80 c'era la Milano da bere, fino al 1958 c'era anche la Milano da scopare. Si perchè se quello di Fiori Chiari era uno dei più rinomati, ce n'erano comunque anche al 3, 4, 5 e 8 di via San Carpoforo, la via parallela a Fiori chiari. Cinque case di piacere nel raggio di pochi metri. Praticamente a passeggio con le passeggiatrici, che però, allora non esercitavano sul marciapiede ma all'interno. In quegli anni certe cose si facevano ma non si dovevano vedere. Dopo la legge della Senatrice Merlin il bordello di Fiori Chiari si riciclò negli anni '70 '80 come ristorante con pianobar (noto come Club 17) e negli anni '90 come Cajoun Louisiana, ristorante Tex-Mex aperto da Renato Pozzetto, Adriano Celentano e altri soci. Attualmente è chiuso da qualche anno e la bella scalinata liberty che vedete nella foto giace abbandonata senza più belle donne circondate da piume di struzzo che la calcano con i loro tacchi a spillo. Degli altri quattro non ci sono notizie certe, ma indagheremo. Ora, al prossimo che vi dirà che in Brera c'è sempre casino, potrete rispondere con l'aria altezzosa del "bene informato" che un tempo ce n'erano almeno cinque.
lunedì 5 dicembre 2011
Cuba libre? No grazie.
Ieri, domenica 4 Dicembre 2011, è stato l'ultimo giorno in cui poter sperimentare un'esperienza unica. In via Fiori Chiari angolo via Formentini, Zacapa, il rum guatemalteco, aveva allestito la Zacapa ROOM, un vero e proprio temporary salotto dove far degustare i suoi liquori accompagnati da dell'ottimo cioccolato e da dolci espressamente disegnati da Andrea Berton, chef del Trussardi alla Scala e da Mario Sandoval. Noi siamo stati all'inaugurazione, una serata charmant, con luci soffuse, gente elegante e musica lounge fraseggiata da un trombettista live. Anche le sere successive, passando per via Fiori Chiari, l'atmosfera era sempre la stessa così come l'afflusso di gente. Io personalmente non sono mai stato un grande amante del rum, ma dopo aver assaggiato lo Zacapa XO, invecchiato ben 25 anni, mi sono dovuto ricredere. Un nettare. Se vi siete persi l'occasione di degustarlo nel suo habitat naturale non vi resta che comprarvene una bottiglia (recentemente ridisegnata) e scolarvela comodamente seduti in poltrona, magari insieme a un buon sigaro.
P.S. Non azzardatevi a mescolarci ghiaccio e Cocacola.
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giovedì 1 dicembre 2011
Pinketts contro Pinketts
Ieri siamo stati all'ATM Bar per la presentazione di Depilando Pilar, recente libro del pirotecnico scrittore Andrea G. Pinketts. Presentatore della serata: Ancora lui, l'autore. Si perchè un libro di Pinketts non può che essere presentato da Pinketts. Persino il suo amico e collega da diciassette anni, lo scrittore Andrea Carlo Cappi, non ha potuto fare altro che restare senza parole e ascoltare cosa aveva da dire l'autore. Pinketts, se ancora non lo conoscete è uno che di cose da dire e da scrivere, ne ha sempre parecchie. Oltre a essere uno dei mie autori preferiti è sicuramente uno dei pochi contemporanei talmente, bravi che dai suoi libri sarebbe impossibile trarne dei film. Questo è stato uno dei complimenti fattogli ieri da uno degli amici intervenuti ad acclamarlo. A qualcuno potrebbe sembrare più un difetto che un pregio, in fondo siamo in un mondo dominato dal cinema e dalla televisione, luoghi dove, apparentemente, tutti vorrebbero fare almeno una comparsata. Un mondo dove i giovani non prendono nemmeno in considerazione un libro che contenga, come unica figura, la copertina. Ma a pensarci bene credo che quello che hanno fatto a Pinketts sia uno dei più grandi elogi che si possano fare ad un autore di vera letteratura, ovvero quello di scrivere in una maniera talmente creativa e personale, da renderlo inattaccabile da qualcosa che, potrà anche dare una maggiore visibilità, ma al tempo stesso costringe a dei compromessi che nessun vero artista dovrebbe accettare. Morale: spegnete la televisione e compratevi un buon libro senza figure, magari quello di Andrea G. Pinketts.
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