lunedì 19 dicembre 2011

Midnight... In Brera, operazione nostalgia.

Brera, è risaputo, è considerata una città nella città e se devo pensare a quale città potrebbe mai essere, il mio pensiero va sicuramente a Parigi. Ieri siamo stati a vedere Midnight in Paris di Woody Allen, un film a dir poco delizioso. Gil (Owen Wilson), uno sceneggiatore di Hollywood è a Parigi insieme alla sua petulante promessa sposa Inez (Rachel McAdams) e ai futuri suoceri. Gil vorrebbe piantarla di scrivere sceneggiature di successo ma artisticamente vuote per dedicarsi alla sua vera vocazione artistica: la narrazione. Inutile dire che tutti gli sono contro ma Parigi compie il miracolo. Mentre vagabonda a mezzanotte per la città in preda alle sue aspirazioni, una vecchia Peugeot con a bordo della gente vestita, come diremmo ora, un po' Vintage lo invita a salire e lo porta dritto negli anni venti. Da li un susseguirsi di eventi a catena uno più divertente dell'altro. Il protagonista è sicuramente un nostalgico dei "bei tempi andati" dell'epoca d'oro ma il film fa riflettere su una cosa: La nostalgia è qualche cosa di inesauribile, qualcosa di incurabile. Ci sarà sempre nel passato, nel presente o nel futuro, qualcuno nostalgico di un'altra epoca, anche se non l'ha vissuta in prima persona, anzi, forse sono quelli che lo sono di più. La nostalgia è un cane compiaciuto che si morde la coda all'infinito. Ruotando su se stessa, essa contribuisce a far girare il mondo. Dimostrandosi a tutti gli effetti l'unico clamoroso caso di moto perpetuo esistente su questa terra.

venerdì 16 dicembre 2011

Ma che bel bordello marcondirondirondello

Forse non tutti sanno che... Non è vero, lo sanno tutti e non solamente i cosidetti "bene Informati", In via Fiori Chiari n° 17 c'era un bordello, e che bordello! Uno dei più lussuosi ed eleganti frequentato anche da nomi importanti della Milano bene. Si può dire che, se negli anni '80 c'era la Milano da bere, fino al 1958 c'era  anche la Milano da scopare. Si perchè se quello di Fiori Chiari era uno dei più rinomati, ce n'erano comunque anche al 3, 4, 5 e 8 di via San Carpoforo, la via parallela a Fiori chiari. Cinque case di piacere nel raggio di pochi metri. Praticamente a passeggio con le passeggiatrici, che però, allora non esercitavano sul marciapiede ma all'interno. In quegli anni certe cose si facevano ma non si dovevano vedere. Dopo la legge della Senatrice Merlin il bordello di Fiori Chiari si riciclò negli anni '70 '80 come ristorante con pianobar (noto come Club 17) e negli anni '90 come Cajoun Louisiana, ristorante Tex-Mex aperto da Renato Pozzetto, Adriano Celentano e altri soci. Attualmente è chiuso da qualche anno e la bella scalinata liberty che vedete nella foto giace abbandonata senza più belle donne circondate da piume di struzzo che la calcano con i loro tacchi a spillo. Degli altri quattro non ci sono notizie certe, ma indagheremo. Ora, al prossimo che vi dirà che in Brera c'è sempre casino, potrete rispondere con l'aria altezzosa del "bene informato" che un tempo ce n'erano almeno cinque.

Via Madonnina

lunedì 5 dicembre 2011

Cuba libre? No grazie.

Ieri, domenica 4 Dicembre 2011, è stato l'ultimo giorno in cui poter sperimentare un'esperienza unica. In via Fiori Chiari angolo via Formentini, Zacapa, il rum guatemalteco, aveva allestito la Zacapa ROOM, un vero e proprio temporary salotto dove far degustare i suoi liquori accompagnati da dell'ottimo cioccolato e da dolci espressamente disegnati da Andrea Berton, chef del Trussardi alla Scala e da Mario Sandoval. Noi siamo stati all'inaugurazione, una serata charmant, con luci soffuse, gente elegante e musica lounge fraseggiata da un trombettista live. Anche le sere successive, passando per via Fiori Chiari, l'atmosfera era sempre la stessa così come l'afflusso di gente. Io personalmente non sono mai stato un grande amante del rum, ma dopo aver assaggiato lo Zacapa XO, invecchiato ben 25 anni, mi sono dovuto ricredere. Un nettare. Se vi siete persi l'occasione di degustarlo nel suo habitat naturale non vi resta che comprarvene una bottiglia (recentemente ridisegnata) e scolarvela comodamente seduti in poltrona, magari insieme a un buon sigaro. 
P.S. Non azzardatevi a mescolarci ghiaccio e Cocacola.


giovedì 1 dicembre 2011

Pinketts contro Pinketts

Ieri siamo stati all'ATM Bar per la presentazione di Depilando Pilar, recente libro del pirotecnico scrittore Andrea G. Pinketts. Presentatore della serata: Ancora lui, l'autore. Si perchè un libro di Pinketts non può che essere presentato da Pinketts. Persino il suo amico e collega da diciassette anni, lo scrittore Andrea Carlo Cappi, non ha potuto fare altro che restare senza parole e ascoltare cosa aveva da dire l'autore. Pinketts, se ancora non lo conoscete è uno che di cose da dire e da scrivere, ne ha sempre parecchie. Oltre a essere uno dei mie autori preferiti è sicuramente uno dei pochi contemporanei talmente, bravi che dai suoi libri sarebbe impossibile trarne dei film. Questo è stato uno dei complimenti fattogli ieri da uno degli amici intervenuti ad acclamarlo. A qualcuno potrebbe sembrare più un difetto che un pregio, in fondo siamo in un mondo dominato dal cinema e dalla televisione, luoghi dove, apparentemente, tutti vorrebbero fare almeno una comparsata. Un mondo dove i giovani non prendono nemmeno in considerazione un libro che contenga, come unica figura, la copertina. Ma a pensarci bene credo che quello che hanno fatto a Pinketts sia uno dei più grandi elogi che si possano fare ad un autore di vera letteratura, ovvero quello di scrivere in una maniera talmente creativa e personale, da renderlo inattaccabile da qualcosa che, potrà anche dare una maggiore visibilità, ma al tempo stesso costringe a dei compromessi che nessun vero artista dovrebbe accettare. Morale: spegnete la televisione e compratevi un buon libro senza figure, magari quello di Andrea G. Pinketts.

mercoledì 30 novembre 2011

In missione per conto di Icaro

Novembre è il mese dei morti e in effetti anche per le vie di Brera non gira anima viva. Solo qualche irriducibile zombie oppure noi della contrada, ma noi non facciamo testo, noi facciamo parte del contesto. Facciamo parte dell'arredo urbano, come le fioriere, i ciotoli o Icaro Ravasi. Icaro è un autentico artista di strada, anzi mi correggo, è un autentico artista di Brera. La sua presenza è qualcosa di rassicurante. Se una sera, inforcando via Fiori Chiari, non lo incontrassi, mi preoccuperei seriamente. Questa sera arrivavo da lontano, da via Pasubio, che per chi non conoscesse la zona, è oltre Porta Comasina. Praticamente periferia. Porta Comasina sono le mie colonne d'Ercole, superate le quali, il mondo, per come lo concepisco io, cessa drammatiacamente di esistere. Nel mio tragitto, all'altezza di via Marsala mi sono imbattuto in niente di meno che un Sitar, strumento a tre corde tipico dell'india settentrionale. L'oggetto era in attesa di un camion della nettezza urbana in compagina di un paio di vecchi sci, e qualche sedia sfondata. Per dirla tutta, anche il sitar era sfondato, qualcuno doveva averlo fracassato sulla testa di qualcun'altro, forse dello stesso suonatore di sitar, perchè il sitar è bello, è esotico ma dopo un po, come dire, scassa! Però è un bell'oggetto, decorativo, nonostante i danni strutturali ero tentato di arraffarlo ma poi lasciai stare. Arrivato in Brera, eccolo li, puntuale come sempre Icaro stava dispiegando tutto il suo armamentario di libri e poesie stradali, insieme a lui, una ragazza mora tutta intenta a prepararsi una sigaretta artigianale. 
     -Ciao Icaro- -Ue ciao, ti presento... (ho una pessima memoria per i nomi), lei studia arpa celtica.-
Era il secondo strumento inusuale nel quale mi imbattevo in una sera. 
     -Pensa che invece io mi sono appena imbattuto in sitar, solo che era tutto sfondato e così l'ho lasciato dov'era.-
A quel punto gli occhi di Icaro si erano fatti lucidi 
     -Ma dai, ma come, un sitar? Ma dov'era? ma anche se è rotto fa niente...- 
La faccenda era critica, bisognava agire immediatamente, il sitar doveva essere recuperato a ogni costo. Non restava che una cosa da fare, sguinzagliare i nostri mastini, i nostri cani da riporto prima che lo strumento andasse al macero. Fulminei i nostri si percipitarono sul posto e per un attimo rimasero atterriti dallo spettacolo: Uno spazzino aveva già tra le mani il bizzarro strumento e lo osservava con interesse. Doveva essere un musicista anche lui. Un amante de Trash Metal ma con evidenti contaminazioni Indie Rock. Non fu' facile per i nostri ragazzi avere la meglio. Ma alla fine riuscirono a bidonare lo spazzino promettendogli un autografo di Leano Morelli, un altro vero pezzo da collezione. Tornati alla base, pardon alla contrada, consegnarono lo strumento esotico e mal ridotto al buon Icaro che, felice come un bambino iniziò a coccolarserlo come fosse un tesoro.

venerdì 25 novembre 2011

Il Pontaccio

Quando non era ancora "chic" andare in Brera

Correva l'anno 1964. Un quartiere popolare fatto di artigiani, piccoli commercianti, prostitute, operai e brava gente. I locali notturni non erano ancora di moda. I ristoranti erano spesso latterie che che facevano piatti caldi per i lavoratori come quella delle sorelle Pirovini.

Foto: Skimino, da:http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1232367&page=640

La Contrada

Un quartiere storico che ha attraversato più epoche, che ha conosciuto alti e bassi, macerie e curiosità, miserie e nobiltà. Nobiltà sopratutto nelle anime di chi l'ha popolata e la popola tutt'ora cercando di farla vivere come una città nella città.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Porta_Comasina_%28Milano%29-Stemma.svg